L’autocannibale si nutre di sé stesso. Il suo gesto è unico, lento e definitivo. Per portare a termine il suo scopo l’autocannibale, dopo aver progettato nei minimi dettagli le operazioni da eseguire e la relativa sequenza di gesti, provvederà ad allestire un ambiente in cui svolgere l’azione e a dotarsi degli strumenti indispensabili per condurla a termine. Selezionerà inoltre un assistente, maschio o femmina a sua discrezione, qualora non ne fosse già provvisto. Infine farà in modo che non manchino le suppellettili, gli attrezzi necessari, il vino, il caffè ed i liquori digestivi.
Il tempo richiesto per ultimare il banchetto, o i banchetti, è determinato dall’appetito dell’autocannibale. Non si sono ancora riscontrati, però, casi di pasto unico o, per ovvi motivi, di pasto veloce (il cosiddetto self fast food).
La prima operazione da effettuare è quella di verificare che sul tavolo di servizio vi siano le posate, le stoviglie e tutti quegli attrezzi (coltelli, seghe ecc.) necessari alla preparazione dei piatti.
Senza inoltrarci in descrizioni minuziose e di cattivo gusto, diremo che l’auto banchetto dovrà necessariamente partire dagli arti inferiori con progressione simmetrica. Ad esempio: piede destro-piede sinistro, gamba destra-gamba sinistra e così via fino all’inguine. Questi primi piatti possono essere preparati dallo stesso autocannibale, servendosi della sedia idoneamente approntata.
Successivamente egli partirà dalla mano destra (o sinistra) dopodiché, per mantenere inalterato il concetto di progressione simmetrica, interverrà l’assistente, che dalla seconda mano in poi diventerà indispensabile per forza di cose.
Durante questi pasti l’autocannibale, anche se astemio, berrà abbondante vino per lenire il dolore delle ferite che si è volontariamente inferto. D’altronde anche l’amore di sé si paga.
Alla fine di ciascun pasto, alcuni autocannibali hanno manifestato il desiderio di un pezzo di formaggio o di frutta fresche. In un solo caso un soggetto ha richiesto uno stuzzicadenti.
Dal secondo pasto in poi, l’assistente è anche tenuto a raccogliere il sangue che fuoriesce dalle amputazioni. Inoltre è suo compito mantenere pulito e confortevole l’ambiente, perché solo i maiali amano desinare nella sporcizia e nel letame.
Proseguendo nel tempo l’aiutante porgerà all’autocannibale ormai privo di arti (e quindi adagiato sull’apposita dormeuse in pelle o tessuto) i padiglioni auricolari e, pian piano, sottili fette di carne che asporterà dal torace, dalla schiena e così via. È consigliabile consumare le fettine di natica a cena piuttosto che a pranzo, data la loro maggiore digeribilità.
Nel corso del tempo uno stato di eccitazione e di euforia aiuterà l’autocannibale a sopportare il dolore delle carni: infatti la pratica di nutrirsi di sé stessi induce uno stato di rapimento estatico in quei soggetti letteralmente pieni di sé.
Il desiderio di avere al proprio interno tutto se stesso (o quasi) è la forma più alta di autocompiacimento e di autostima.
L’autocannibale, si è riscontrato, smette completamente ogni deiezione. Talvolta una sporadica aerofagia, o una flatulenza, viene accompagnata da un sorriso di soddisfazione.
Infine, quando non sarà più possibile mangiare alcunché, l’assistente aiuterà il suo padrone a bere il caffè e l’estremo digestivo.
In attesa che l’autocannibale spiri, cosa che richiede tempo, l’aiutante provvederà a rimettere a posto la sala da pranzo, laverà i piatti e riporrà gli attrezzi nella cassetta degli attrezzi.
Poi, a decesso avvenuto, farà entrare gli uomini delle pompe funebri per le operazioni di loro competenza.
In questo modo, dunque, un altro uomo sano e felice rientrerà nel grembo della terra, in attesa della resurrezione dei morti e della vita nel mondo che verrà.
© Pasquale Pignalosa 1982 (revisione 2001)
venerdì 13 febbraio 2009
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martedì 10 febbraio 2009
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