La serie di fotografie di nuvole e relative porzioni di cielo iniziata nel 2013 e
che ha per titoli Obsession o Ossessione Infinita
e così via non nasce da alcuna motivazione concettuale né tantomeno rientra in alcun progetto.

A cervello spento, usando un modesto telefonino e un programma detto Instagram,
mi è possibile attivare un automatismo fine a se stesso
che riduce al minimo la presenza dell’autore.

Tutto ciò è possibile perché:
- le nuvole compaiono quando pare a loro
- fotografarle o meno è per loro indifferente
- chi scatta deve trovarsi nel posto giusto, così da evitare di fotografare anche tetti,
facciate di palazzi, antenne tv ecc.
- le nuvole fotografate si trovano al di fuori della superficie terrestre sulla quale esiste, per noi, la cosiddetta realtà
- fotografare le nuvole anche a distanza di pochi minuti crea una sospensione del tempo a favore dell’astrazione
Fotografare le nuvole è scrivere involontariamente il Diario del Nulla.