domenica 20 dicembre 2009

Nostalghia?

Un piatto ben riuscito deve lasciare un buon ricordo nel palato e nello stomaco. Come una donna che hai molto amato e che non c'è più.
E poi lo rifai ed è, come sempre, lo stesso e contemporaneamente un pò diverso. Come un nuovo amore che somiglia ad un vecchio amore ma è diverso. E così all'infinito, cucinando e amando. La nostalgia fa da condimento, gli ingredienti cambiano, l'amore talvolta resta. In cucina dipende solo da te. Se non hai amato non puoi cucinare il tuo blues.
Buon 2010 a tutti ed anche a me...
Keep cooking (and loving)

domenica 6 dicembre 2009

Palato

Ho sempre provato invidia per quelle persone che sono capaci di mangiare tanto.
Personalmente, nella cucina di casa mia e per assecondare il mio stomaco, tendo al monopiatto. Può sembrare un gesto romantico, e magari lo è, ma mangiare una sola cosa per volta (e qui le quantità le decide chi mangia) e che questa cosa sia buonissima e soprattutto appagante è la molla che mi spinge quotidianamente a cucinare.
Certo, a volte una seconda portata ci sta, magari anche solo un pezzo di formaggio.
Ma sostanzialmente mettersi ogni volta alla prova, per gli insoddisfatti cronici come me, è un'attività interessante e meravigliosa, un tendere a qualcosa di compiuto che si sa irraggiungibile. Vi ricordo che stiamo parlando di cucina domestica, intimista e amorevole e dilettantistica.
Però un dato è sicuro e, applicandolo alle cosiddette meraviglie che gustiamo nei ristoranti dei cuochi professionisti, ci aiuta ad avere un quadro sempre lucido e critico nei confronti di quello che con nomi letterari ci viene servito nel piatto: la persistenza del gusto e del piacere nel palato.
Il palato è quello che per un musicista è l'orecchio.
Un piatto che è veramente riuscito è un piatto che lascia un buon ricordo nel palato. E' un piatto il cui sapore, la cui bontà pervade il palato e provoca una sensazione di bontà che sopravvive al vino col quale l'hai accompagnato, alle mille sigarette che hai fumato dopo, al pezzo di formaggio ecc.
Dobbiamo essere grati a questa persistenza.
Anche nella vita persistere è resistere e non sopravvivere.
Keep cookin'

mercoledì 11 novembre 2009

Soave

- Amico hai vinto: io ti perdon. Perdona
tu ancora, al corpo no, che nulla pave,
all'alma si; deh, per lei prega, e dona
battesmo a me ch'ogni mia colpa lave -

In queste voci languide risuona
un non so che di flebile e soave
ch'al cor gli scende et ogni sdegno ammorza,
e gli occhi a lagrimar l'invoglia e sforza.

T. Tasso Gerusalemme Liberata Libro XII Combattimento di Tancredi e Clorinda

mercoledì 21 ottobre 2009

Zefiro

Felici gli amati
e felici gli amanti
Felici coloro che
possono prescindere dall'amore
Felici i felici

(Jorge Luis Borges)

martedì 20 ottobre 2009

Ancient to the Future

Questo dolce è diffusissimo nel napoletano, benché sia nato in Polonia.
È il felice coronamento di un pasto domenicale e molti ne abusano perché leggerissimo.
Si tratta di una pasta lievitata molto difficile da realizzare perfettamente e può essere usato come indicatore di bravura del pasticciere.
Il babà si serve inzuppato a piacere con una miscela di acqua e rum di fantasia (ovvero il rum per i dolci, non quello da degustazione con cioccolato fondente).
Il babà ha la caratteristica forma di babà che è esemplificata dalla seguente immagine:




Il babà monodose, come si evince dallo schema, si compone sostanzialmente di due parti.
Solo gli sprovveduti possono sostenere che esse siano equivalenti sul piano della bontà, per quanto il babà derivi nella sua interezza da un’unica pasta versata nello stampino.
La parte più ambita e che l’intenditore tiene per ultima è quella sferica detta confidenzialmente “capocchia”.
Quando, dopo aver svuotato l’intero vassoio di paste, due veri amici si trovano infine al cospetto dell’ultima pasta da dividere e questa è il babà, non solo nessuno dei due si sognerà di dividerlo longitudinalmente, ma quello dei due che brandisce il coltello formulerà all’amico la domanda (retorica): “Vuoi il turzo o la capocchia?”.
E l’amico soppeserà il bene che vuole al suo sodale e spesso, pur desiderando come è ovvio la capocchia, amorevolmente terrà per se il turzo.
Tutte le allusioni alle omonime parti che costituiscono il pene maschile sono escluse da questa breve trattazione per motivi di buon gusto.

mercoledì 7 ottobre 2009

comunicato

se non finisce sto maledetto caldo non si ricomincia... comunque in questi giorni spaghetti al nero di seppia (vero, no bustina), paccheri ai finferli su crema di zucca ecc.

mercoledì 16 settembre 2009

Spaghetti al morbillo

Non è indispensabile avere della materia prima fuori dall’ordinario per cucinare bene. Né occorre spendere molto per ottenere buoni risultati. Ciò che è indispensabile è l’amore per ciò che si fa, l’attenzione e la cura che si prestano nel momento della scelta e della realizzazione del piatto (anche se Gualtiero Marchesi dice che la materia prima conta al 65% nella riuscita delle pietanze, ma lui ragiona in un’ottica non domestica della cucina).
Un esempio di cura (minima) del dettaglio è questa realizzazione del tipico piatto da scapolone incallito e pigro: gli spaghetti con il tonno (in scatola).
Ingredienti comuni: spaghetti o linguine, cipolla, tonno in scatola, olio, sale, una pentola per lessare la pasta.

Versione dello scapolone: si taglia a pezzi la cipolla e la si fa soffriggere in padella. Si aggiunge la scatoletta di tonno e quando la pasta è lessata si versa il tutto nella pentola, si amalgama e si mangia.

Versione De Luxe (con amore ed accortezza): spaghetti o linguine, cipolla, tonno in scatola, olio, sale, vino bianco per cucinare, zenzero fresco, uova di lompo rosse, una padella sufficiente a contenere la pasta, una pentola per lessare la pasta.

Scelta degli ingredienti, senza che il costo sia insopportabile ai più: la pasta di Gragnano più costosa che ho trovato costa 4,50 euri al kg, ma c'è n'è di buonissima anche a 3,50. Per cui un piatto da un etto costa dai 35 ai 45 centesimi. Il tonno a trancio intero (in vetro) costa 3,50 euto ma per ciascuna porzione ne basta circa un quarto e quindi siamo sugli 80 centesimi. Il resto è in casa (cipolla, olio, vino bianco per cucinare) a cui si aggiungono 5 centesimi di zenzero fresco e 50 centesimi per le uova di lompo (il famoso succedaneo del caviale). Quindi ogni piatto costa 1,30 euro (senza uova) e 1,80 euro (con uova): si può fare!

Allora si fa così: fate una brunoise di cipolla (cioè quadratini piccoli piccoli), mettetela in padella ricoperta a filo di acqua e vino bianco e fatela andare a fuoco vivace. Quando si è asciugato tutto il liquido aggiungete l'olio e fate imbiondire sulla fiamma bassa. I bordi della cipolla non devono diventare marrone (caramellizzazione dello zucchero della cipolla), perchè altrimenti non si digerisce più ed il sapore sovrasta quello degli altri ingredienti. Appena la cipolla è diventata trasparente, spegnete il fuoco e aggiungete il tonno scolato dell'olio spappolandolo con il cucchiaio di legno.
Mentre la pasta cuoce prendete due mestoli di acqua di cottura e versateli nella padella.
Quando la pasta è cotta (al dente!) tiratela su con il forchettone e versatela nella padella, quella con l'acqua e il tonno. Sulla fiamma vivace completate la cottura amalgamando per bene. Non abbiate paura vedendo l'acqua che bolle nella padella: la pasta ha bisogno di quel liquido e lo assorbirà tutto insieme ai sapori del tonno e della cipolla. Un attimo prima di concludere la preparazione aggiungete due cucchiaini abbondanti di uova di lompo rosse, che conferiranno un bell'effetto morbillo alla pasta. Quando tutto il liquido sarà stato assorbito impiattatate.
Sbucciate infine un pezzetto di zenzero fresco sulla grattugia fine: da un lato resta la fibra inutile, sul retro la polpa con l'olio essenziale che, con l'aiuto di un ditino, farete cadere sulla pasta.
Keep cooking!

venerdì 21 agosto 2009

Requiem per il tempo presente

L'adagio in sol minore di Remo Giazotto, altresì detto e conosciuto come "Adagio di Albinoni", composto nel 1945 e pubblicato nel 1958 è il requiem ideale del III millennio. Se ne sono accorti anche a Blob.

mercoledì 19 agosto 2009

Riality

Ciò che mi conforta è che nessuno si collega mai a questo blog.

venerdì 31 luglio 2009

Nella vita come nella musica

Non esiste la tradizione; ogni volta bisogna ricominciare da capo (Sergiu Celibidache, 1912 - 1996, direttore d'orchestra e filosofo della musica).

giovedì 23 luglio 2009

Quotescion

La bellezza salverà solo uno dei mondi possibili (Pasquale Pignalosa.

martedì 21 luglio 2009

Quotescion

Per ogni persona con uno stato d’ansia causato dal sesso, ve ne sono nove con uno stato
d’ansia causato dalla mancanza del potere d’acquisto (Ezra Pound)

lunedì 20 luglio 2009

Summer Salmon

Allora è vero: la materia prima conta! Se è buona sei già a posto. Vado al supermercato, vedo dei tranci di salmone fresco già puliti, spinati e incellofanati e penso: il solito salmone del ***. Lo prendo lo stesso, vedo di cavarci qualcosa di commestibile. Però, ha un bell'aspetto...
Straordinario: il salmone era eccezionale e, per la prima volta nella mia vita, non aveva quel retrogusto di pesciaccio che non se ne va più via dal palato.
Allora: l'ho tagliato a cubettoni e l'ho cosparso di pepe ed erba cipollina. Intanto ho fatto lessare delle patate novelle. Le ho spellate, le ho fatte raffreddare per bene e poi le ho tagliate a cubetti. Ho quindi riscaldato sulla fiamma forte una padella con un nulla di olio e vi ho arrostito per un paio di minuti i cubettoni di salmone. Appena cambiano colore, schiarendosi, sono pronti. Quindi nel piatto di portata individuale ho disposto a ciambella i cubetti di patata, ho inserito al centro i cubettoni di salmone ed ho irrorato il tutto con un'emulsione di olio, limone, erba cipollina, sale e pepe.
Vino: Rosato di Alghero fresco. La mezza bottiglia di vino e il piatto mi sono costati in tutto 6 euro. Se pò ffà. Keep cooking!

sabato 18 luglio 2009

Paccheri, salsa di zucca, spirali di calamaro.

Il mio fruttivendolo e verduraio di fiducia aveva una piccola zucca. L'ho comprata ed ho realizzato questo piatto. Premetto che la zucca era piccola, tonda, verde e dura da morire. La polpa ha cotto invece in cinque minuti e non è risultata semolosa come quella, tipica dell'Emilia Romagna, adatta a fare i tortelli.
Allora ho mondato la zucca, l'ho tagliata a tocchetti e l'ho messa a bollire coperta a filo d'acqua con uno po' di cipolla e dei gambi di prezzemolo tagliati a pezzetti. Quando la zucca è arrivata a cottura ho passato il tutto con il minipimer ottenendo una purea abbastanza fluida e non granulosa (dipende dalla qualità della zucca).
Intanto ho fatto una brunoise di scalogno, l'ho fatta appassire in poca acqua calda e quando l'acqua è evaporata del tutto ho aggiunto dell'olio extra vergine e ho fatto imbiondire a fiamma bassa. Poi ho aggiunto dei calamari tagliati a strisce lunghe tipo tagliatelle e i relativi ciuffetti di tentacoli,. con fiamma vivace e cuocendo per tre minuti. Le tagliatelle di calamaro in cottura si arrotolano e diventano delle spirali (grande!). Ho eliminato i calamari dalla padella e li ho messi in caldo.
A questo punto ho aggiunto la purea di zucca aggiungendo un cucchiaino di curry e, a fiamma bassa, ho fatto ridurre di un terzo. Ho aggiustato di sale, ho spento il fuoco ed ho aggiunto pochissimo peperoncino in polvere: ci deve essere un che di piccante ma in lontananza, senza coprire gli altri sapori.
Ho quindi scolato i paccheri (di Gragnano) e li ho fatti saltare a fuoco vivace in padella con la purea ristretta e i calamari. Dopo un paio di minuti di insaporimento ho servito il piatto spolverandolo di erba cipollina tritata. Fantastico.
L'estate e l'afa (tanto cara ai pessimi telegiornali italiani) non mi fermano...
Keep cooking!

sabato 30 maggio 2009

Seppia con i piselli: alternate take


La seppia con i piselli è uno di quei piatti amati da coloro che generalmente non mangiano o non cucinano il pesce. Purtroppo ci si ritrova spesso con una seppia dura e cartilaginea da una parte e dei piselli dall'altra in veste di intrusi. Poiché a primavera si trovano in commercio i piselli freschi e le seppie freschissime come non mai, ho pensato di realizzare questa semplice versione alternativa per fare in modo che i sapori già buoni in partenza si amalgamassero per gustare realmente seppie e piselli ad ogni forchettata.
Ho sbucciato quindi i piselli, circa due etti di prodotto pulito vanno bene per due persone, e li ho fatti bollire con una mezza cipolla bianca di quelle schiacciate.
Intanto ho pulito e spellato due belle seppie fresche ( ma per le quantità dipende dalla vostra fame),ne ho ricavato delle falde che ho tagliate a striscioline larghe un centimetro.
A freddo ho messo in una padella della cipolla finemente tritata, le striscioline di seppia e i ciuffi di tentacoli, sale, passata di pomodoro (2-3 cucchiai), ho coperto a filo di acqua ed aggiunto un cucchiaio di olio extra vergine).
La seppia così assemblata va cotta a fuoco medio per 20 minuti con il coperchio. Poi si scoperchia, si aggiunge una punta di triplo concentrato di pomodoro e si fa cuocere per altri 5 minuti.
Intanto ho inserito in un recipiente i piselli lessati, la cipolla, un mezzo pizzico di zucchero di canna, sale fino, olio extra vergine e l'ho frullato con il minipimer ottenendo una crema di piselli. Se la grana della crema vi semnra troppo grossa aggiungete acqua di cottura a piacere.
Infine disponete la crema a specchio sul piatto di portata e adagiatevi al centro la seppia in umido. Volendo la seppia può essere preparata anche in bianco, con la stessa procedura.

martedì 12 maggio 2009

Risotto ai piselli con brodo di baccelli di pisello

Uno dei tormentoni delle nonne, quando ricordano i tempi duri della II guerra mondiale, riguarda la mancanza di cibo e di pranzi a base di baccelli di pisello lessati. Oggi questo utilizzo dei cosiddetti scarti della cucina è stato sbandierato da chef rinomati come “avanguardia nella tradizione” e quindi anche noi invidiosi e curiosi, possiamo provare a fare qualcosa di elaborato in omaggio ai sacrifici fatti dalle nostre nonne. È comunque risaputo che nel baccello, così come nella buccia degli agrumi, delle mele ecc. , si trovano vitamine e sali minerali in grande quantità.
Innanzitutto bisogna prendere una quantità a piacere di baccelli di piselli freschi lavarli, togliere il filo staccando un pezzetto di buccia dal picciolo e venendo giù velocemente. È più facile a farsi che a dirsi. Poi i baccelli vanno lasciati in un recipiente, ricoperti di acqua tiepida e bicarbonato per almeno 2-3 ore. Si mette quindi a bollire un pentolone di acqua non salata, si calano i baccelli e si cuociono per una ventina di minuti. Dipende dalla loro durezza. Poi si frulla il tutto con il mixer a immersione. Infine lo si versa nel colino cinese per ottenere il brodo e scartare le fibre dei baccelli.
Provate poi a fare un bel risotto, in maniera classica col riso carnaroli, usando quel brodo di piselli al posto del brodo vegetale.
Io ho fatto un risotto con ¾ di brodo di baccelli e ¼ di fumetto di pesce, e vi ho inserito i piselli, fettucce di calamaro e code di gambero sgusciate. Il sapore di pisello era straordinariamente esaltato (non nel senso che pensate voi) e i gamberi erano a casa loro. Naturalmente, seguendo la certosina regola del maestro Vissani, i piselli erano stati sgusciate e cotti più che al dente.

domenica 10 maggio 2009

Mousse di baccalà

MOUSSE DI BACCALA'
Lessate in acqua e latte un bel pezzo di baccalà, precedentemente ammollato. Privatelo della pelle e delle eventuali spine e tagliatelo a pezzi grossolani. Inserite i pezzetti nel mixer. Aggiungete a occhio olio extravergine d'oliva, prezzemolo tagliato finissimo, uno spicchio d'aglio e un pò di latte o di panna da cucina. Frullate fino ad ottenere un composto cremoso ed omogeneo. Assaggiatelo e verificate se occorre salarlo e, se è troppo asciutto, incorporate ancora un pò di latte. Lasciate riposare la mousse in frigo per un paio d'ore. Servite le quenelle di mousse con pezzi di polenta grigliata bollente. A proposito: le quenelle sono polpette ottenute con l'uso di due cucchiai.

venerdì 8 maggio 2009

Aria fritta

Per 4 persone:
2 litri di aria del posto, prelevata lontano dal traffico cittadino
farina gr. 250
una birra chiara da 33 cl. ghiacciata
olio per friggere

L'aria fritta è un piatto leggero e poco nutriente, ideale come antipasto in una serata fra amici o nelle diete per tutti coloro che hanno troppo approfondito la conoscenza di sé e delle cose del mondo.
Prendete una ciotola abbastanza capiente e raffreddatela con dei cubetti di ghiaccio. Eliminate subito i cubetti, versate la farina, la birra, un pizzico di sale. Amalgamate bene per creare una pastella abbastanza fluida. Incorporate velocemente l'aria e coprite la ciotola con un coperchio di metallo.
Sul fuoco ponete una padella antiaderente dal bordo alto e quando sarà calda versatevi abbondante olio per frittura. Portate l'olio ai limiti del punto di fumo, prendete il composto a cucchiaiate e versatelo nella padella. Quando le frittelle saranno dorate, scolatele e disponetele su carta assorbente per eliminare l'olio in eccesso. Servire subito, perché l'aria fritta va consumata in fretta.
Vino consigliato: Sangiovese superiore.

lunedì 20 aprile 2009

Frammenti 1: Menager

Commento: questa è la parte iniziale di una storia che ho scritto forse nel 2000. Considera questo frammento un'opera aperta. Se vuoi proseguire la storia contattami.

In una fase particolarmente tranquilla della sua esistenza, e cioè quando ogni problema di natura economica era stato risolto, capitarono a X degli eventi singolari che sono descritti in questa breve cronaca.
X, terminati gli studi con esiti brillanti, era stato subito assunto da una grande azienda del suo paese con incarichi dirigenziali. Di conseguenza aveva acceso un mutuo in banca, garantito dal suo stipendio di notevole peso. Aveva comprato una casetta, l’aveva arredata e quindi, alla giovane età di trentacinque anni, aveva pagato fino all’ultima lira i suoi debiti.
Aveva conquistato una posizione sociale di tutto rispetto ed essendo fidanzato sin dalle scuole medie con Y, il passo successivo ed ovvio sembrava il matrimonio.
Ma la convivenza lo spaventava.
“Quando si vive e si dorme insieme, giorno dopo giorno l’amore si trasforma in qualcos’altro… - pensava spesso X- e quel qualcos’altro a me non interessa proprio! Ho ancora voglia di divertirmi ed il mondo è pieno di donne…”.
Questo ingenuo pensiero gli consentiva di immaginare, come tutti gli uomini fanno, di essere aperto ad infinite possibilità di incontro e, quindi, di accoppiamento con una miriade di ragazze pronte a soddisfare ogni sua voglia, in qualsiasi momento. Così, pascendosi di questa beata teoria, evitava di fissare una data per le nozze, portava la fidanzata Y al cinema o al ristorante, lavorava e dormiva sonni tranquilli.
Accadde però che in una notte del tutto uguale alle altre X sognò e quel sogno gli procurò un certo turbamento.
Il giorno seguente ripensò a quel sogno e si rese conto che, pur essendo un maschio, nella sua psiche di manager si agitava un desiderio che gli studiosi hanno definito peculiare dell’inconscio femminile: il desiderio di essere posseduto da uno sconosciuto (nel suo caso da una sconosciuta). Nel sogno questa femmina mai vista non solo compariva all’improvviso in casa sua, spaventandolo, ma addirittura lo sbatteva sul divano del salotto, gli sfilava i pantaloni e se lo scopava con veemenza senza che lui avesse proferito una sola parola.
Concluso l’amplesso forzato, la bella usciva di scena silenziosamente come vi era entrata e prima che X avesse raggiunto l’orgasmo.
“E’ il sogno di tutti i maschi! – pensò per tranquillizzarsi- Magari mi capitasse davvero!”.
Ma quel sogno divenne un incubo che si ripeteva puntuale tutte le sere della settimana. Sempre uguale, senza alcuna variazione, come un disco inceppato.
A volte si svegliava col membro indolenzito per la prolungata erezione notturna. Ma quando si riaddormentava il sogno continuava dal punto in cui era stato interrotto. E sempre la bella se ne andava prima che X avesse bagnato il letto col suo seme.
Andò da un medico amico suo che gli disse di non preoccuparsi, era solo stanchezza. Andò da uno specialista che gli disse la stessa cosa, e rimpianse l’onorario pagato.
Sei mesi dopo il sogno cessò.
Il turbamento no .

venerdì 13 febbraio 2009

L'autocannibale

L’autocannibale si nutre di sé stesso. Il suo gesto è unico, lento e definitivo. Per portare a termine il suo scopo l’autocannibale, dopo aver progettato nei minimi dettagli le operazioni da eseguire e la relativa sequenza di gesti, provvederà ad allestire un ambiente in cui svolgere l’azione e a dotarsi degli strumenti indispensabili per condurla a termine. Selezionerà inoltre un assistente, maschio o femmina a sua discrezione, qualora non ne fosse già provvisto. Infine farà in modo che non manchino le suppellettili, gli attrezzi necessari, il vino, il caffè ed i liquori digestivi.
Il tempo richiesto per ultimare il banchetto, o i banchetti, è determinato dall’appetito dell’autocannibale. Non si sono ancora riscontrati, però, casi di pasto unico o, per ovvi motivi, di pasto veloce (il cosiddetto self fast food).
La prima operazione da effettuare è quella di verificare che sul tavolo di servizio vi siano le posate, le stoviglie e tutti quegli attrezzi (coltelli, seghe ecc.) necessari alla preparazione dei piatti.
Senza inoltrarci in descrizioni minuziose e di cattivo gusto, diremo che l’auto banchetto dovrà necessariamente partire dagli arti inferiori con progressione simmetrica. Ad esempio: piede destro-piede sinistro, gamba destra-gamba sinistra e così via fino all’inguine. Questi primi piatti possono essere preparati dallo stesso autocannibale, servendosi della sedia idoneamente approntata.
Successivamente egli partirà dalla mano destra (o sinistra) dopodiché, per mantenere inalterato il concetto di progressione simmetrica, interverrà l’assistente, che dalla seconda mano in poi diventerà indispensabile per forza di cose.
Durante questi pasti l’autocannibale, anche se astemio, berrà abbondante vino per lenire il dolore delle ferite che si è volontariamente inferto. D’altronde anche l’amore di sé si paga.
Alla fine di ciascun pasto, alcuni autocannibali hanno manifestato il desiderio di un pezzo di formaggio o di frutta fresche. In un solo caso un soggetto ha richiesto uno stuzzicadenti.
Dal secondo pasto in poi, l’assistente è anche tenuto a raccogliere il sangue che fuoriesce dalle amputazioni. Inoltre è suo compito mantenere pulito e confortevole l’ambiente, perché solo i maiali amano desinare nella sporcizia e nel letame.
Proseguendo nel tempo l’aiutante porgerà all’autocannibale ormai privo di arti (e quindi adagiato sull’apposita dormeuse in pelle o tessuto) i padiglioni auricolari e, pian piano, sottili fette di carne che asporterà dal torace, dalla schiena e così via. È consigliabile consumare le fettine di natica a cena piuttosto che a pranzo, data la loro maggiore digeribilità.
Nel corso del tempo uno stato di eccitazione e di euforia aiuterà l’autocannibale a sopportare il dolore delle carni: infatti la pratica di nutrirsi di sé stessi induce uno stato di rapimento estatico in quei soggetti letteralmente pieni di sé.
Il desiderio di avere al proprio interno tutto se stesso (o quasi) è la forma più alta di autocompiacimento e di autostima.
L’autocannibale, si è riscontrato, smette completamente ogni deiezione. Talvolta una sporadica aerofagia, o una flatulenza, viene accompagnata da un sorriso di soddisfazione.
Infine, quando non sarà più possibile mangiare alcunché, l’assistente aiuterà il suo padrone a bere il caffè e l’estremo digestivo.
In attesa che l’autocannibale spiri, cosa che richiede tempo, l’aiutante provvederà a rimettere a posto la sala da pranzo, laverà i piatti e riporrà gli attrezzi nella cassetta degli attrezzi.
Poi, a decesso avvenuto, farà entrare gli uomini delle pompe funebri per le operazioni di loro competenza.
In questo modo, dunque, un altro uomo sano e felice rientrerà nel grembo della terra, in attesa della resurrezione dei morti e della vita nel mondo che verrà.

© Pasquale Pignalosa 1982 (revisione 2001)

giovedì 12 febbraio 2009

Silenzio

La comunicazione globale informa che
tutto il mondo è paese.

martedì 10 febbraio 2009

domenica 8 febbraio 2009

Da febbraio 2009 si inaugura il nuovo Blog per rivivere i fasti di Lontano.